Tre mesi

Posted on Jan 11, 2015 | 0 comments


Dopo l’incontro con il grande Giovanni Busetto decidiamo di partire dalla parte bassa della Valtellina infilandoci in una valle laterale: la Val Masino. Arriviamo a S. Martino affrontando una deviazione su sterrato per una frana sulla strada principale e questa è una delle sensazioni che più ci segnano nell’attraversare questa vallata: la precarietà. Gli enormi massi che gravano sulle pareti per tutto il tragitto sembrano essere, nel loro tempo, dei sassolini che rotolano su un pendio. Questione di tempo. A riprova di questa sensazione troviamo poco prima dell’abitato il Sasso di Remenno, il monolito più grande d’Europa anch’esso rotolato giù in tempi remoti. La Val di Mello è chiusa e l’accesso e consentito a 80 persone al giorno e a pagamento ed è una meta storica per gli scalatori di sassi. Saliamo quindi verso le Terme di Val Masino che però troviamo chiuse per sicurezza per calamità naturali. La vista da quella posizione è un incanto. Boschi e montagne da fiaba. Scendendo dalla valle chiamiamo uno dei contatti che ci aveva dato Giovanni e che più ci aveva intrigato: Patrizio Mazzucchelli, il contadino d’altura. Ci diamo appuntamento per il giorno dopo. Facciamo base a Sondrio dove nell’ area sosta per la prima volta iniziamo a sentire il freddo vero, forse anche per l’assenza cronica di sole in quel punto. Alle 14 del giorno successivo troviamo Patrizio “BOBO” a Teglio che ci scruta e ci fredda subito con una domanda “Voi con Expo non c’entrate nulla vero?” “E ci mancherebbe!” è la nostra risposta. Ci siamo capiti, siamo sulla stessa linea d’onda e iniziamo il tour per il mondo di Bobo. Ci porta subito a vedere gli appezzamenti in cui la segale autoctona sta appena uscendo dalla terra e aspetta la neve, poi subito accanto le patate blu di Valtellina e le patate blu di Svezia che anche se ormai cavate qualcuna ne rimane sempre, bellissime e con un colore mai visto prima. Passiamo poi a visitare le pecore più piccole delle Alpi: le pecore Ciuta. Un progetto di Save Foundation per la salvaguardia della biodiversità animale. Bianchina la pecora rivoluzionaria ci aspetta già fuori dal recinto ed è la più curiosa e socievole di tutte. Passo successivo: giro nell’orto invernale di Patrizio (Raetia Biodiversità Alpine), dove la sua solerzia e la sua fatica lavorano per il recupero delle specie rare, dei semi e delle piante autoctone che si sono nei secoli adattate a crescere sopra i mille metri sui terrazzamenti naturali di Teglio. La sperimentazione di Bobo va oltre e possiamo assaggiare e conoscere tra le altre il cetriolo dell’Himalaya, il finocchio alpino, una senape indiana buonissima, il rafano inverno blu, la menta del cervino e l’Oca, un tubero giallo sudamericano. Otteniamo un preziosissimo regalo, qualche foglia (vedi foto) di bieta Costa Rossa Feurio con cui avremo da che mangiare per i prossimi tre giorni. Ultima tappa il mulino che gestisce insieme all’Associazione per la coltura del grano saraceno di Teglio e dei cereali alpini tradizionali. Li troviamo proprio con le mani nel sacco (di farina di grano saraceno). Il mulino a pietra dell’800 azionato ad acqua è perfettamente funzionante ed i due hanno appena finito una 48 ore di macinatura di cui ci mostrano fierissimi i risultati. Sono stanchi e felici e completamente imbiancati (chi va al mulino si infarina!). Noi siamo entusiasti di aver conosciuto persone come loro che lavorano e si dedicano alla salvaguardia delle tradizioni e del territorio. Bravi! Il Giorno dopo proseguiamo con i contatti del Busetto e andiamo a cercare Cleto a Ponte in Valtellina che da pochi mesi ha riaperto uno storico forno che prepara il pan di segale,il panun e la fugascia, tipici della zona. Cleto si fa attendere ma non il pranzo con Giovanni e Norma dove finalmente assaggiamo le specialità valtellinesi: pizzoccheri e sciatt, che delizie. Visitiamo poi il forno e conosciamo anche il figlio Fabrizio che ci fanno dono di un buonissimo panun. I nostri due ciceroni non vorrebbero mai lasciarci andare quindi ci trattengono per cena e per la successiva colazione prima della ripartenza per la parte alta della valle. Così accade e la mattina dopo in un’atmosfera molto carica e con cielo pesante arriviamo al parco commemorativo dell’alluvione del 1987 evento che tutti e due ricordiamo drammaticamente in quell’estate di bambini. Proseguiamo attraversando il passo Aprica per arrivare a Temù dove nella mattinata successiva dedichiamo un po’ di tempo alla manutenzione del mezzo con il primo cambio olio e filtro. Ora che siamo ben carichi possiamo affrontare per la seconda volta in pochi mesi il passo del Tonale, questa volta affollato e innevato. Tiriamo ancora dritti, la nostra meta non è lontana: la Val di Non. Il tempo non ci assiste nei giorni successivi e visto che abbiamo lavoro da preparare per la vendita delle foto online sulla piattaforma pixtury.com, ci rifugiamo a Smarano dove troviamo parcheggio e corrente. Siamo al 17 di dicembre e partiamo per visitare un luogo che ci incuriosisce per la sua storia e la sua posizione: il Santuario di S.Romedio. Le aspettative non sono deluse, la forra che si attraversa per raggiungerlo è meravigliosa e il Santuario svetta in mezzo alla gola di pietra scavata su uno sperone di roccia. Sempre nelle zone limitrofe alla Val di Non andiamo a visitare il “non più rosso” lago di Tovel, famoso proprio per il suo cambio di colore per via di un’alga particolare contenuta nelle acque, fenomeno  che però negli ultimi anni non si sta più verificando. La posizione e la cornice del massiccio del Brenta lo rendono un luogo veramente fantastico e da visitare. Il giro dei laghi non è ancora finito e nei giorni successivi visitiamo nell’ordine: il Lago di Molveno con un’altra meravigliosa vista del Brenta e più a sud il Lago di Ledro, luogo veramente autentico con la sua tranquillità e le ricostruzioni delle palafitte preistoriche. I laghi sono una nostra passione ma alla stessa stregua degli altopiani, passando in direzione Trento ci tuffiamo su quello del Brentonico dove dobbiamo lottare con una piaga che ci porteremo ancora per qualche giorno: la chiusura delle fontane per l’approvvigionamento acqua per rischio gelo. Con questa scusa scopriamo però la particolarità della zona in questi giorni prenatalizi: i presepi sommersi dentro le fontane sparse per tutti i paesi dell’altopiano. Un grande incontro generato sempre dalla necessità di acqua lo facciamo alla bocciofila di Brentonico dove entriamo per riempire una tanica, usciremo solo a sera con qualche problema di deambulazione dovuto alla grande ospitalità del vicepresidente e barista Pasquale che però ci indirizza verso punti panoramici sul vicino Passo S. Valentino. Il giorno seguente esplorato il passo e fatto il tour dei fontanili scendiamo di nuovo a valle e ci dirigiamo verso la Valle dei Mocheni dove il nostro mentore Luciano Vanni ci indirizza verso quello che scopriremo poi essere un illuminato e grande uomo, Fiorenzo, chef dell’Osteria Storica Morelli e sua moglie Antonella. Gustiamo una meravigliosa cena a km0 godendo veramente di ogni boccone, e alla fine lo chef si unisce al tavolo e inizia a raccontarci la sua storia, quella dell’Osteria, quella della valle, dove andare, cosa vedere lì e nelle zone limitrofe. Ormai il camper è parcheggiato e nessuno è in grado di spostarlo, passiamo la notte a fianco dell’Osteria Storica a Canezza e ci prepariamo per fotografare la mattina dopo la cucina all’opera e poi partire per la vallata. Un percorso ad anello tra boschi e vecchi masi ci porta fino al passo Redebus dove sconfiniamo dalla Valle dei Mocheni all’Altopiano di Pinè. Qui incontriamo Marco e la sua azienda Le Mandre che ci accoglie con il calore di casa anche se nel pieno delle attività che tutti i giorni un’azienda agricola necessita. Anche loro fanno parte del progetto di recupero di specie rare con il maiale nero delle Alpi e la capra pezzata mochena. La vista dal maso, di cui ci avevano già parlato Fiorenzo e Antonella, è davvero strabiliante ed è ancora più enfatizzata da un tramonto dicembrino come da tanto non ne vedevamo. Natale è alle porte, mancano pochi giorni e il freddo si fa sentire, decidiamo di regalarci due giorni di riposo e di casa (e di tradizionale frittura della vigilia). Troviamo un appartamentino e delle persone squisite che lo affittano a Baselga di Pinè e lì passiamo i due giorni del Natale pur facendo qualche incursione con delle splendide viste sulla Val di Cembra. Ripartiamo nella giornata del 26 attraversando la Val di Cembra passando poi per Passo San Lugano fino ad arrivare nella vallata dell’Adige. La prima nevicata ci coglie sulla strada che ci doveva portare verso Barbiano a nord di Bolzano ma all’imbocco di una galleria a svincolo sbagliamo strada e ci ritroviamo su una ripidissima strada di montagna piena di tornanti e che sale sempre più in alto. Tornare indietro non si può, meglio andare avanti finché il mezzo ce la fa. La neve fresca aumenta, il camper pesa, la salita è ripida, le gomme cominciano a perdere aderenza e la scelta è forzata: fermarsi al prossimo paese e aspettare il giorno successivo. Sembra mancare poco, il cartello appare: Fiè allo Sciliar. Il paese dove i nostri amici bolzanino-berlinesi Cristian-”sceffo” e Claudia sono per le vacanze di natale. L’incontro fortuito è meraviglioso. Per cena Cristian ci porta dal suo giovane amico David che ha ora in gestione l’Hotel Heubad di famiglia che dopo la cena ci guida nell’assaggio di una rosa di pinot nero che va dall’Alto-Adige alla Germania e ritorno. Fortuna qualche bicchiere in più perché al ritorno in camper tocchiamo la temperatura interna, per ora record, di -5 gradi. I giorni sono passati veloci e siamo a ridosso del capodanno il nostro appuntamento in Val Senales si avvicina. Ci aspettano lì i genitori di Chiara per passare insieme gli ultimi giorni dell’anno e brindare al nuovo. In quei giorni continuiamo a spostarci più agevolmente in macchina e visitiamo il Lago di Resia, innevatissimo e freddissimo, poi facciamo una bellissima gita a Renon con mezzi desueti come la funivia e un trenino storico. Prima di ripartire il 2 gennaio raccontiamo la Val Senales in inverno e la storica pensione che ci ha ospitato con la famiglia che la gestisce e che da anni ci accoglie: Katharinabergerhof. Un grazie sentito a Giancarlo, Bruna, Raimund, Johanna, Martha e Kathrin. Ripartiamo di nuovo rilassati e riposati nel corpo e nella mente e carichi di tutti i pacchi che le famiglie ci hanno portato (sembra di essere di nuovo a Berlino!). Puntiamo Carezza e la Val d’Ega per ammirare il gruppo del Catinaccio e proseguiamo per il passo Fedaia costeggiando la Marmolada, uno spettacolo innevato, spesso con qualche problemino di trazione dovuto alla neve fresca. Le giornate sono stupende, il sole splende e vince sul freddo che ci sferza e ci da forza e vigore. Con questo spirito decidiamo di affrontare anche i 29 tornanti per arrivare a Passo Giau, il balcone sulle dolomiti. Qui i problemi dopo il 29esimo tornante sono diventati un po’ più importanti e ci abbiamo messo diversi minuti per riuscire a passare l’ultima piccola salita che portava al passo. Purtroppo il vento forte gettava continuamente neve fresca e ghiacciata sulla strada e arrivare al passo è stata un’impresa sgommante. Impresa pienamente ripagata dalla vista e dalla bellezza del luogo. La discesa è stata poi molto più semplice e ci ha portato fino a Valle di Cadore dove abbiamo incontrato Marco nel punto informazioni ed è nato subito un bel feeling, ci ha invitato a cena quella sera a casa sua e abbiamo conosciuto anche Diego il suo coinquilino archeologo, entrambi paladini del territorio e proiettati nella tutela e difesa della loro storia e tradizione, ma senza grigliate sui prati. Dal Cadore in questi giorni siamo scesi di nuovo verso il bellunese dove abbiamo visitato la Valle del Mis insieme ai nostri amici, ormai naturalizzati bellunesi, Francesca e Daniele e abbiamo scoperto e apprezzato la cucina dell’Agriturismo La Busca di Matteo Monestier a Lambroi di Gosaldo. Il distaccamento da Belluno in una fredda mattinata di gennaio è stato un po’ difficile, tanto per il lato affettivo quanto per quello pratico: uscire con il camper da un prato ghiacciato e con sottofondo fangoso non si è rivelato facile, tantomeno la via alternativa di oltrepassamento a velocità sostenuta del prato stesso. E qui abbiamo avuto il nostro primo soccorso ufficiale, un trattoretto con verricello ci ha portato di nuovo sulla strada all’economico costo di ventieuro. L’ultimo incontro di questo terzo mese di avventura era stato già programmato qualche tempo fa quando Valentina Dall’Ara, custode del Teatro Rivoli di Valdagno, chiuso dal 1981, ci ha invitato a visitare la città con le sue particolarità e a conoscere la causa per la quale si sta battendo. Scopriamo insieme a Valentina e Federico una città a due cuori, legata a doppio filo con la storia dell’industria tessile della famiglia Marzotto. Nel 1927 infatti Gaetano Marzotto volle la costruzione di una città sociale (la città dell’armonia) per i suoi dipendenti a fianco dell’abitato storico di Valdagno dando così una nuova conformazione alla zona. Il Teatro Rivoli, parte di questa città sociale, è una struttura bellissima, gigante con i suoi oltre 2000 posti a sedere ed è fulcro del progetto di recupero promosso dalla nostra cicerona Valentina. Salutiamo i nostri amici e ci spostiamo stavolta verso la pianura, come meta le città murate del basso veneto. Per ora siamo avvolti solo da una grande nebbia che sembra volersi diradare nelle prossime ore. Aspettiamo fiduciosi e vi salutiamo. Continuate a seguirci, sono stati 3 mesi intensi ma pieni di soddisfazioni. Grazie a tutti i nostri follower e un grazie speciale a tutti i nostri Ciceroni e a tutti gli amici che abbiamo fin qui incontrato lungo la via. Italia Segreta è questo, un incrocio di strade, di facce,di storie e di esperienze. Grazie a tutti e speriamo che le foto e i racconti vi piacciano. Continuate a seguirci su www.italiasegreta.com e se volete proporvi come ciceroni per la vostra zona scriveteci a ciceroni@italiasegreta.com